La protesta studentesca: ISI Barga in autogestione
E’ partita stamattina anche nelle scuole superiori di Barga l’autogestione che sta coinvolgendo molte scuole di tutto il territorio provinciale. Un protesta decisa soprattutto per informare i nuovi arrivi nelle scuole superiori di Barga, gli studenti che sono entrati nelle prime classi, di quello che sta succedendo nel mondo della scuola e soprattutto dei tagli previsti che stanno penalizzando notevolmente sia l’offerta formativa che la vivibilità stessa delle scuole.
Saranno gli studenti maggiorenni a coordinare i vari incontri e le lezioni su queste tematiche che si terranno nella scuola. L’autogestione andrà avanti per due giorni, mentre per lunedì mattina è prevista la partecipazione in massa anche degli studenti barghigiani, alle manifestazioni previste a Lucca dal collettivo studentesco.
L’autogestione in parte riguarda anche i problemi di manutenzione delle scuole barghigiane, già denunciato nei giorni scorsi nel corso di uno sciopero e di un incontro con l’Amministrazione Comunale.
Per saperne di più sulla protesta studentesca potete ascoltare l’intervista realizzata con uno dei rappresentanti degli studenti.
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barganews
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4:34 pm
beata gioventù…cosa bisogna inventarsi per saltare qualche giorno di scuola! ricordo che anche ai miei tempi (ben 9 anni fa ho dato la maturità), tutti i nuovi arrivati, le “matricole” partecipavano attivamente alla autogestione, che era vista come un modo “trasgressivo” di perdere giorni di scuola. incredibilmente, dal secondo anno in poi i partecipanti scemavano sempre di più, forse perchè si rendevano conto dell’inutilità della forma di protesta. nessuno a Roma tremava se a Lucca (dove andavo a scuola io) facevano protesta. e mai tremerà, al massimo si farà qualche risata. la scuola italiana è disastrata e ha bisogno certamente di ristrutturazione radicale, ma non tanto nelle fatiscenti strutture (io ho frequentato il Machiavelli a Lucca, vi invito a visitarlo, in confronto l’ISI di Barga è un 5 stelle come struttura) quanto dal punto di vista della didattica…ma finchè ci si nasconderà dietro un dito, puntando non alla piena coscienza dei ragazzi e dei giovani, ma solo agli interessi latenti e di corporazione, i giovani stessi continueranno ad essere abbagliati da falsi problemi e a manifestare non per il proprio futuro, ma contro i loro stessi interessi. ci si è dimenticati ormai di quando, nelle antiche scuole di montagna, i nostri nonni portavano un ciocco di legno per la stufa…oggi i ragazzi scioperano perchè manca il riscaldamento o perchè una porta è rotta. quando vogliono sentirsi filosofi parlano in generale di “istruzione per tutti” e di volere un nuovo sistema scolastico, senza mai specificare quale sistema essi preferiscano. lo studio è un diritto, ma non è un diritto il titolo di studio. esso va sudato e meritato, in caso contrario il sistema meritocratico viene meno e si scade nel qualunquismo e il sistema collassa su se stesso come il cane che si morde la coda. povera gioventù…se i tuoi ideali si riducono ad un’autogestione con poche idee se non le solite di dieci anni fa allora vuole dire che non solo niente è cambiato, ma nemmeno la gioventù ha intenzione di cambiare… e questo fa ancora più male.
11:53 am
Che gratuità ingiustificata nell’attaccare i ragazzi per il mero gusto di sentirsi più saggi; mah…
I miei auguri invece ai ragazzi e alle ragazze dell’ISI di Barga che hanno inziato l’autogestione e che sprono a costruire questo bel momento con senso di responsabilità ma anche con la gioia e con la “fermezza dei giusti”; e soprattutto li invito a fuggire i predicozzi di chi li vuole ancora legati al culto al dio-ciocco-di-legno, alla reverenza per la tradizione e per non si sa quale utilità benefica della sofferenza presa di per sè.
Sicuramente chi attacca così duramente gli studenti non avrà mai preso parte ad un’autogestione.
Pure io ho frequentato i licei di Barga, e nel triennio ho avuto la fortuna di rappresentarvi gli studenti. Ebbene, posso tranquillamente affermare che l’autogestione può essere uno strumento formativo efficacissimo.
E’ proprio in quella settimana di “autogestione” che gli studenti possono uscire dall’anonimato, sia emotivo che politico; infatti, in quei giorni, gli studenti possono conoscersi tra loro più approfonditamente, sgusciare sia dalla propria individualità schiacciata appunto dalle tabelle di marcia curriculari, sia uscire dall’ambito ristretto della propria comunità-classe e confrontarsi col resto degli studenti. L’autogestione richiama poi il senso della responsabilità da parte degli studenti più maturi, impegnati al prendersi cura, all’ “I care” milaniano, dunque a contrastare il disinterrese e il qualunquismo, a prodigarsi per il bene comune.
Nell’autogestione il principio dell’autorità (quello dell’istituzione scolastica) è sostituito con quelli della responsabilità e della collegialità: guai a coloro che la derubricano a diversivo opportunistico.
Auguri ragazzi e ragazze dell’ISI Barga: indignatevi ed impegnatevi, e quando potete, leggetevi questo bel libro, del quale vi riporto un passo (I. Illich, Descolarizzare la società):
“Questo riorientamento verso la sorpresa personale, anzichè verso i valori elaborati istituzionalmente, sarà rovinoso per l’ordine costituito finchè non dissoceremo la crescente disponibilità di strumenti tecnologici che facilitano l’incontro dal crescente controllo dei tecnocrati su ciò che avviene quando la gente si riunisce. Le attuali istituzioni didattiche servono agli scopi dell’insegnante. Le strutture relazionali di cui abbiamo bisogno sono quelle che permettano ad ognuno di definire se stesso apprendendo e contribuendo all’apprendimento degli altri.”
3:04 pm
oh, finalmente si rivede il Salvoni, dopo tanto tempo ritorna in pompa magna. non c’è mero gusto di sentirsi più saggi nè di filosofeggiare, quanto c’è da parte mia l’esperienza diretta di chi ha toccato con mano le realtà delle autogestioni. mi rinfacci di non avere mai partecipato ad un’autogestione, ma evidentemente ti sbagli. ho partecipato a ben due autogestioni nella mia esperienza studentesca, ma ho avuto modo di capire, con il passare del tempo, che erano strumenti inutili e ingiustifcati alla luce di tutto, visto che, chi crede nella bontà delle proprie idee, come Patrizia ha saputo ben spiegare, riuscirà a dimostrarle anche al di fuori dell’autogestione, mentre chi se ne frega, continuerà a fregarsene sempre. peraltro la settimana di autogestione è divenuta talmente inflazionata ed istituzionalizzata da essere stata praticamente prevista in tutti gli istituti. so per certo, avendo parenti che lavorano nelle superiori, che, poichè la legge prevede un minimo di 200 giorni di scuola per la validità dell’Anno Scolastico, quasi tutti i presidi decidono di prevedere almeno 207/210 giorni, così da non perdere tempo prevedendo già i giorni di autogestione. ecco che lo strumento così paventato, l’arma dello studente, il suo uscire dal guscio ritorna ad essere un semplice schema già inquadrato e previsto. una precauzione inutile visto che ben pochi saranno comunque gli studenti impegnati, poichè la maggioranza se ne disinteresserà completamente, interessandosi soltanto alla possibilità di saltare lezioni. uno specchietto per le allodole già previsto dal sistema insomma. inutile replicare alle citazioni di marcato gusto protestante, non attecchisce la fermezza dei giusti se la lotta è inquinata da mele marce che ne approfittano e così tu dici in quel “guai” inquisitorio a chi osasse approfittare dell’autogestione. come diceva Mark Twain in fondo “se votare servisse a qualcosa, non ce lo lascerebbero fare”. non condivido la sua opinione, ma sono certo del fatto che l’autogestione sia una forma di protesta che il sistema comunque ha già previsto ed è riuscito ad aggirare, grazie alle sue numerose falle. buona autogestione ragazzi, ma quando sarà finita… buon risveglio.
6:28 pm
Giacomo, ti rispondo come studentessa maggiorenne che ha partecipato attivamente all’autogestione: se volevo solo perdere due giorni di scuola me ne restavo a casa a dormire.
L’autogestione è stato un modo per informare tutti gli studenti di quello che riguarda le nuove riforme scolastiche per rendere tutti più consapevoli perché, fidati, sono in tanti a dire “vado a protestare” e a non sapere neanche il perché.
Ebbene, posso dire che in classe mia abbiamo lavorato: abbiamo portato avanti un lavoro di ricerca e di dibattito sulle cose sopracitate e non ho affatto reputato una perdita di tempo lo stare tutti insieme a discutere e a confrontarci.
Lunedì ci sarà una manifestazione e potrò dire che se alcuni parteciperanno in modo consapevole sarà anche, in minimissima parte, per merito mio.
Ti assicuro che le porte rotte, il riscaldamento che non va e i bagni sporchi sono gli ultimi nostri problemi. L’hai detto anche tu: “lo studio è un diritto”, noi lo vogliamo.
9:14 pm
Non sono daccordo, sig. Mrakic.
La sua, secondo il mio parere, è un’analisi alquanto semplicistica che sfiora il mero populismo.
E mi fa ancora più male scoprire che viene da una persona giovane che solo 9 anni fa ha dato la maturità.
Io che sono molto, molto più vecchiuo di Lei, sono perfettamente consapevole che non tutti i giovani studenti che “protestano” sanno alla perfezione quello che vogliono. In un mondo come il nostro sono sicuramente confusi e spaesati ma guai a demonizzarli. Stanno vivendo la loro giovinizza piena di aspettative e speranze e se qualcuno di loro approfitta dello “sciopero” per pomiciare in qualche angolo… bhè… mi pare comprensibile e, perchè no, anche auspicabile!
E mi permetta… non oso pensare che Lei sarebbe felice se i suoi figli dovessero riportare a scuola la legna per la stufa! Anche i miei genitori (i nonni probabilmente non avevano neppure una scuola) si portavano la fascina a scuola per la stufa… e con gli zoccoli ai piedi… ma non credo sia bello ricordarlo!
“La mia generazione ha perso, ma almeno, c…o, ci ha provato!”
Lasciamo provare anche a questa. Non si sa mai!
Saluti.
12:44 am
evidentemente, Bygeorge, non sono riuscito a spiegarmi a sufficienza sull’esempio dato in merito ai nostri nonni. non voglioa ssolutamente che si ritorni indietro a quei tempi da “piccolo mondo antico” ma ciò che volevo dire io è che una volta si dava maggiore importanza ai contenuti anzichè alle esternalità. nessuno si sognava di protestare per il freddo e per i muri cadenti, ma tutti (o almeno la maggioranza) studiavano perchè credevano nella possibilità di un mondo migliore e nell’importanza della cultura e della conoscenza come forma di riscatto e occasione di farsi strada nella vita. cosa abbiamo oggi invece? cosa desiderano davvero i ragazzi di oggi? mi dispiace invece osservare che c’è un rimbecillimento continuo, sicuramente dato anche dai numerosi esempi poco positivi che ci attornano, in questo mondo fatto di nani e ballerine, dove sembra che il disonesto debba sempre trionfare a scapito dell’onesto e di chi segue le regole. io trovo preoccupante che i ragazzi di oggi inseguano una voglia di trasgressione senza un perchè, non dettata da una vera necessità di rompere gli schemi, una ribellione usata come scusa per saltare la scuola, niente più. allora si perde il senso della lotta, dello sciopero. è vero, la vostra generazione ha perso ma almeno ci ha provato, però sapeva cosa voleva. questa ci prova…ma non sa nemmeno cosa vuole…sempre che non si nasconda dietro slogan di cui spesso non sanno nemmeno il significato.
11:15 am
I ragazzi di oggi vogliono esattamente quello che volevano i ragazzi di ieri: il diritto allo studio e il poter essere ascoltati, niente di più.
Non vogliamo essere “trasgressivi”, non vogliamo rompere gli schemi, non vogliamo solo saltare la scuola: stiamo provando a cambiare le cose anche se c’è chi ci rema contro, chi ci ignora e chi non crede in noi.
Gli slogan e le frasi fatte non servono a niente, sono i fatti che contano e quelli arriveranno quando saremo TUTTI consapevoli, organizzati e pronti. Non vogliamo una rivolta, vogliamo solo i nostri diritti.
Gli obiettivi sono chiari.
8:34 am
Ho seguito la vostra discussione con interesse pur non essendo più così facile da accaldarmi… visto che dalle proteste studentesche sono lontano 6/7 lustri.
Vista da chi ha qualche primavera in più devo dire che quasi tutti avete ragione e quasi tutti avete torto.
E, sinceramente, se dicessi quello che penso sulla scuola domani sarei in carcere a vita, altro che il sig. B.
L’autogestione, così come ora, è acqua fresca. Mi spiego. In un certo senso ha ragione Giacomo, è istituzionalizzata.
Come i pidocchi, come il vaccino antinfluenzale, come le zanzare. Alla seconda/terza settimana di ottobre in un batter d’ali le scuole di tre quarti di Italia vanno in autogestione. A volte con problemi da discutere, a volte per il gusto di farlo. Ma da almeno 15/20 anni è così. Tanto che ormai il fatto è gestito a monte, anche se gli studenti non sono in grado di rendersene conto; è programmato dagli stessi insegnanti che “arrotondano” le poche ferie che lo stato riconosce.
L’autogestione sarebbe, invece, la miglior forma di studio che uno studente possa chiedere: studiare perché gli piace, studiare ciò che gli piace, studiare con docenti che gli insegnino l’essere più che il sapere. Utopia da rivoluzionari, perché così facendo si farebbero crescere, uomini e cittadini, consapevolmente e capaci di sostituirsi nel tempo a chi ora li guida. E questo è ciò che gli stati non vogliono. Non vogliono farvi crescere, farvi diventare uomini capaci di autogestire la vostra vita.
Perché a questo dovrebbe servire la scuola: rendere ognuno di noi / voi cosciente che la vita va gestita da soli e da soli inseriti in una comunità dalla quale avere ed alla quale dare in uno scambio mutualistico permanente.
Oggi invece la società in cui viviamo ci spinge in altra direzione, a subire di continuo pressioni che ci indirizzano verso dove non sappiamo ma qualcun altro sa benissimo. E in questo senso anche le forme, di per se positive, come le autogestioni nelle scuole rischiamo di diventare una parte di un meccanismo che ci illude di essere noi a poter decidere del nostro futuro mentre tutto è già scritto da altri in un copione che dobbiamo solo recitare.
Gli esempi che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni purtroppo, e mi tocca di nuovo dar ragione a Giacomo, sono quelli che sono: non fa carriera chi merita ma chi si prostra, non è nei posti dirigenziali chi è capace ma chi li ha comprati, si prendono pensioni a 27 anni solo per averla…. Averla e ci siamo capiti. Faccio un salto indietro di oltre trent’anni e scopro che chi a scuola ha sempre copiato, salato, fatto i c***i suoi senza minimamente preoccuparsi d’altro ora è in ruoli di maggior responsabilità (dirigenti, politici, docenti) di chi invece si impegnava non solo sui libri ma anche per diventare un cittadino attivo. La carriera l’ha fatta chi ha comprato i posti, i voti, rubato nei concorsi e così via. Perché, alla fine, sono quelli che non danno fastidio a chi ancora più in alto controlla.
E allora un invito, una preghiera direi accorata a voi studenti. Autogestite la vostra vita, più che la scuola. Oltre ai diritti mettete davanti a voi anche, pariteticamente, i doveri. E preparatevi, sui banchi o in autogestione, ad essere cittadini non omologati, che non fanno qualcosa perché altri lo fanno o perché internettv lo dicono e fanno credere, molto abilmente, che sia il meglio.
E, soprattutto, fate l’errore della mia generazione; lo ammetto, anche noi provammo, anche noi sapevamo cosa volevamo, anche noi avevamo obiettivi chiari; ma abbiamo pensato che lo stato ci ascoltasse e che potessimo in qualunque momento riprendere il controllo anche mandando al potere dei perfetti idioti. Così non è. E voi, ora, ne pagate le conseguenze.
L’ultima tua frase, Patrizia, forse è il caso di riscriverla.
Non credere mai all’imperatore.
Ps: per fugare dubbi, io non ho partecipato ad autogestioni perché a quei tempi i carabinieri in due ore sgombravano la scuola. Ho fatto anche pochi scioperi (se così si possono chiamare visto che per gli studenti non sono tali) perché ho fatto quelli in cui credevo e non quelli tanto per….
Ma sono, penso quasi un caso raro, uno che ha scioperato da solo un giorno, con un prof. che sulla porta mi invitava a farla finita e io duro. Perché alle mie idee non ho rinunciato mai, e non rinuncio, anche rimanendo solo.
12:54 pm
oddio tra tutti mi ci fate piglia male