Quella terracotta robbiana di Barga al Louvre di Parigi

09/07/2012 11:19 am 2 comments

Io personalmente non lo sapevo. E quando ho visto questa cosa, il 20 Agosto scorso nel corso di una delle mie periodiche visite in Francia, sono rimasto meravigliato della cosa. Si tratta di una pala d’altare attribuita a Luca della Robbia il Giovane, raffigurante “Il Cristo al monte degli Olivi” e conservata al Louvre di Parigi.

La didascalia alla base dell’opera d’arte specifica quanto segue: “Pala d’altare proveniente forse da Barga“. “Acquisita con la Collezione Campana nel 1862″

Ho cercato di capire come da Barga (da quale luogo o chiesa?) sia finita a Roma e quindi entrata a  far parte della “Collezione Campana”. Non sono riuscito a trovare niente, sia su carta che sul web. Magari qualche storico di Barga, se ne ha volglia e tempo, potrebbe arrivare dove io non sono riuscito. Sta di fatto che questa Pala Robbiana da Barga e finita a Parigi.

Giuseppe Luti

In effetti, caro Giuseppe, della storia di quella opera e non solo di quella si erano perse le tracce online dopo la fusione del sito giornaledibarga.it nel giornale online che oggi leggi. L’archivio degli anni in cui era attivo quel portale non è purtroppo rintracciabile con il classici motori di ricerca (ma per fortuna esiste e si può consultare qui). Abbiamo comunque ripescato per te e per tutti quelli che non conoscono questa storia, il lungo articolo che nel 2009 scrisse il nostro Pier Giuliano Cecchi. Lo riportiamo sotto in forma integrale e come vedrai, proprio all’inizio, parla dell’opera conservata al Louvre e delle altre che non si trovano più a Barga. Forse non sarà sufficiente a chiarire tutti i tuoi interrogativi, ma

 

 



(c) RIPRODUZIONE RISERVATA

2 Comments

  • Grazie per aver pubblicato la mia segnalazione sulla Pala Robbiana di Barga al Louvre.Speriamo che qualche studioso
    delle cose Barghigiane riesca a dirci, non come è finita al Louvre (é pervenuta al Louvre dalla dispersione della
    Collezione Campana, e questo é appurato), ma come ha fatto
    Giampietro Campana ad entrare in possesso della stessa.
    E’ risaputo che i collezionisti e gli antiquari percor-
    rono a volte strade “inconsuete” per arrivare ad avere
    quello che desiderano. E’ questo che mi intriga.
    .

    Giampietro Campana (Roma 1808 – Roma 1880) fatto Marchese di Cavelli nel 1849, mise insieme una delle più grandi collezioni del XIX secolo di sculture e di antichità greche e romane. Inoltre come altri collezionisti italiani di quei tempi, non tracurava di collezionare dipinti, bronzi, sculture, monete, medaglie, e terrecotte, raccoglieva anche maioliche italiane del XV e XVI secolo.
    Grande ed imponente è stata la sua raccolta di gioelli etruschi, greci e romani.
    Personaggio di spicco per i suoi legami con la corte papale, presidente e tesoriere della Pontificia Accademia romana di Archeologia, nonchè Direttore Generale del Monte di Pietà di Roma, il Marchese Campana purtroppo finì la sua vita in modo drammatico. Nel 1854, a causa di gravi problemi finanziari, dovette impegnare la collezione di gioielli e tre anni dopo, accusato di di malversazione, peculato ed abuso di ufficio, fu condannato a vent’anni di carcere e poi all’esilio.
    Tutte le sue preziose collezioni, furono sequestrate dallo Stato Pontificio e poste in vendita, e quindi il tutto venne disperso.
    Alcuni lotti vennero acquistati dall’Inghilterra e dalla Russia,ma la maggior parte fu acquistata da Napoleone III e, a partire dal 1863, esposta al Louvre.
    (notizie raccolte su Vikipedia e da varie enciclopedie e pubblicazioni d’arte)
    Giuseppe Luti

  • La storia delle due tavole robbiane: una a Londra, il Cenacolo, l’altra a Parigi, Gesù nell’orto degli Ulivi,a Barga e con noi anche buona parte degli studiosi internazionali, essenzialmente, l’abbiamo imparata da quanto racconta il Groppi nelle sue guide di Barga e del Duomo.
    L’autore però è stato avaro di notizie e quelle che ci dà sono da prendersi con molta attenzione.
    Così fu per la pala oggi esposta al Louvre, dove cita una famiglia Donati che cedette un terreno adatto a Luca Della Robbia per impiantare una fornace in un luogo o luoghi vicini Barga uscendo dalle Porte di Macchiaia.
    Dove lesse o di chi imparò la storia della famiglia Donati che ebbe in cambio la Pala di Gesù nell’orto degli Ulivi o dei Getsemani? Lui ci dice da un certo Bongi, ma chi era costui? Poteve aggiungere il nome. Io pensando a Salvatore Bongi ottocentesco direttore dell’Archivio di Stato di Lucca ho un poco indagato le sue pubblicazioni proprio a Lucca e al suo Archivio di Stato, ma non ho trovato niente sull’argomento. Può darsi che mi sia sfuggito qualcosa, magari pubblicazioni che lì non c’erano, comunque non trovai niente sull’argomento.
    Di là da questa annotazione, va detto ancora: ma le fornaci a Barga ci furono veramente? Questo è un enigma sollevato, forse per primo, da Emanuele Repetti nel suo Dizionario geografico e fisico della Toscana edito nel 1845. Anzi, fu proprio lui che per primo lanciò l’idea di una possibile o probabile presenza a Barga, terra fiorentina, di una fornace robbiana, perché nella Valle c’erano, a suo dire, troppe opere che lo lasciavano pensare.
    Allora è chiaro che nessun documento parlava della presenza a Barga di una fornace robbiana ma un’idea lanciata dal seppur autorevole Repetti.
    Dopo di lui a Barga prende avvio tutta una letteratura sull’argomento, essenzialmente dei cugini Groppi e Magri, i quali si affaticarono a dimostrare l’indimostrabile: Luca della Robbia è stato a Barga; no c’è stato il nipote Andrea, ecc. Poi Groppi cita quel documento dei Donati, senza un preciso indirizzo.
    Poi il dono della pala eventualmente risale al sec. XV, e in tutto il tempo da allora dove era stata?
    In sintesi voglio dire che il Groppi o il Magri avrebbero dovuto dirci di più o forse è meglio dire: di meno, perché hanno lasciato sul campo delle grandi incertezze, tra l’altro Groppi, se è vero che la pala di Parigi proviene da Barga, avrebbe dovuto dirci di più.
    Voglio dire, se partita da Barga, presumibilmente nel suo secolo, è possibile non avesse saputo di più della sua storia? Ciò vale anche per quella di Londra. E’ possibile che l’abbiano levata dal presunto luogo, il Convento di S. Francesco, allora dato in comodato alla Propositura, senza che nessuno sapesse? Tutto è possibile.
    Allora però bisognerebbe indagare intanto gli atti criminali, e vedere se in essi comparisse una denuncia di furto di opere avvenuto al S. Francesco. In assenza di denuncie, qual’è la successiva storia.
    Ma questo dobbiamo dirlo noi oggi? Sì! Possiamo indagare, certo loro vissero quell’epoca e loro avrebbero dovuto sapere e più che altro scrivere.
    Chiaro che tutto si avvolge nell’alone del mistero. P.G.C.

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