Sara Morganti – article by Elena Sandre on ilVostro.it

08/29/2012 10:20 pm 0 comments

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La sclerosi multipla non l’ha fermata  - Sara Morganti non si è mai arresa

A ilVostro parla la toscana che gareggerà a Londra nell’equitazione insieme alla sua cavalla Royal Delight. Nel 1996 ha scoperto di essere malata, ma ha continuato a dare battaglia

Sara Morganti, lucchese, classe 1977, oro agli assoluti italiani 2011 e quarto posto agli Europei di categoria, fa parte della spedizione che si recherà a Londra per l’edizione numero quattordici delle Paralimpiadi, in scena a Londra dal 29 agosto al 9 settembre. E lo farà gareggiando per la categoria equitazione-dressage insieme alla sua Royal Delight, una cavalla paziente con un bel carattere. La storia di Sara parte da lontano e irradia coraggio e positività.

Trentacinque anni, Sara non ha sempre praticato il dressage (disciplina che prevede la realizzazione di figure di coordinazione per le quali serve una totale sintonia tra cavallo e amazzone), ma svolgeva salto a ostacoli e cross country. Finché nel 1996 non le hanno diagnosticato la sclerosi multipla. Da quel momento, tra mille difficoltà, Sara non si è mai fermata, non è mai scesa da cavallo e fra pochi giorni partirà per Londra.

L’atleta toscana rientra in categoria Ia (solo passo) e il suo palmares è ricco di vittorie, compresa una laurea in lingue straniere e la risalita in sella a livello agonistico nel 2008 dopo quasi due anni di assenza forzata a causa dell’acutizzarsi del dolore (poi tenuto sotto controllo grazie ai farmaci). Con il suo leggero accento toscano, regala brividi ed emozioni: come tutti gli amanti del cavallo, ha un’aurea sognatrice convinta – a ragione probabilmente – che con gli animali si possa dialogare.

 

Come nasce la passione per il cavallo?

Avevo 13 anni, mia sorella montava e ho voluto provare anch’io. Per fortuna o purtroppo non sono più riuscita a stare senza. Fino al 1996 praticavo salto a ostacoli e cross country.

 

Poi nel 1996 cosa è successo?

Nel 1996 mi sono ammalata. Avevo 19 anni e mi hanno diagnosticato la sclerosi multipla. Quando mi hanno detto della malattia ho pensato: “Ecco, con lo sport agonistico ho chiuso”…

 

E invece?

Mi ostinavo, nella fase iniziale della malattia quando i sintomi non erano ancora gravi, a continuare a saltare gli ostacoli. Finché non sono caduta a terra a causa della debolezza sempre maggiore delle gambe. In quel momento ho capito che non potevo più farlo. Per uno sportivo rinunciare allo sport amato è un dolore fortissimo.

 

La svolta è arrivata nel 2005, giusto?

Sì nel 2005, a dieci anni dalla diagnosi, ho scoperto che non solo le persone con disabilità potevano praticare sport ma che c’era un centro specializzato vicino a casa mia, a Torre del Lago. Ho conosciuto la mia istruttrice di allora, Silvia Lucchesi, con la quale ho sviluppato un rapporto bellissimo. Ogni maestro che ho avuto mi ha dato qualcosa, fino ad arrivare ad oggi con Massimo Petaccia il mio attuale istruttore.

 

Che rapporto ha con Royal?

Ogni tanto parliamo. È una cavalla equilibratissima, ha un bel carattere e ovviamente abbiamo molta intesa. Con la disciplina che pratichiamo non potrebbe essere altrimenti. La parte che mi manca di più rispetto a quindici anni fa è quella di pulizia del cavallo, di gestione più fisica dell’animale. Molta gente ne farebbe volentieri a meno ma a me stare in maneggio piace e ci resto finché non mi cacciano via. Oggi c’è qualcuno che fa certe cose per me e so di essere un po’ rompiscatole…

 

Immagino non riesca a mantenersi con l’attività sportiva?

Magari potessi fare l’atleta a tempo pieno. Lavoro come segretaria. Sono laureata in lingue. Non è pensabile che un atleta paralimpico possa fare solo l’atleta. Per poter fare equitazione, ci vogliono forze economiche, è indubbio. Mantenimento del cavallo, trasferte, accompagnatori. La Fise mi dà un contributo ma per il resto le spese sono alte.

 

Avendo 35 anni, ha vissuto due periodi diversi per la disabilità. Cosa è cambiato in questi quindici anni?

Partiamo dall’idea che non è stato semplice. Ci sono delle difficoltà oggettive. Non cammino, sono su una sedia a rotelle e ho deficit di forza anche nella parte superiore del corpo. Ma oggi la situazione è molto cambiata rispetto a quando mi sono ammalata io nel 1996. C’è molta più conoscenza e consapevolezza, soprattutto perché le persone con disabilità non stanno chiuse in casa, grazie a Dio. Quindici anni fa, ricordo di essermi guardata allo specchio e vedendomi su una sedia a rotelle mi son semplicemente detta “Ora usciamo!”. Le prime volte che uscivo di casa nel 1996, ricordo che c’era gente che si metteva a piangere…

 

C’è qualcosa che le dà fastidio rispetto a come viene trattato ancora lo sport paralimpico in Italia?

Fastidio no. Mi dispiace solo che ci siano persone che non danno peso alla parte sportiva di ogni atleta. Uno sportivo è uno sportivo, punto e basta. Ma poi… ho la sclerosi multipla? E chi se ne frega…io vado alle Paralimpiadi.

Article by Elena Sandre



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