Pietro da Talada con Normanna Albertini di scena al teatro Bismantova

11/29/2011 7:27 pm 0 comments

Alla scoperta di Pietro Talada: un pittore del quattrocento in Garfagnana. – Presentazione del libro di Normanna Albertini al teatro Bismantova

L’associazione “Ladri di idee”, al servizio dell’arte e dell’Appennino reggiano, organizza per domenica 11 dicembre, alle ore 16.30, al foyer del Teatro Bismantova, la presentazione del libro “Pietro da Talada – Un pittore del Quattrocento in Garfagnana” (Garfagnana editrice).

Saranno presenti gli autori: Normanna Albertini, Pier Dario Galassi e Umberto Bertolini, l’editore Andrea Giannasi (Garfagnana Editrice) e lo storico professor Giuseppe Giovanelli, che ha scoperto nuovi, interessanti documenti risalenti al 1400 sui collegamenti tra i due versanti del Crinale.

Intervisterà gli intervenuti la giornalista Giuliana Sciaboni. Le parole saranno arricchite da musica e canzoni di Giuseppe Pierazzi (cantante) e di Franco Vivarelli (chitarrista), dei “Pieroinforse”. Curerà le letture Francesca Carbognani. Verrà proiettato un video sulle opere e i colori del pittore e il fotografo Silvano Sala esporrà la mostra fotografica “I luoghi di Pietro da Talada”.

Al termine, rinfresco a base di dolci caserecci. Pietro da Talada è un pittore, dipinge madonne e viene dall’Emilia, dal minuscolo villaggio di Talada, che, con tutta la Garfagnana, fa parte del Ducato Estense della metà del Quattrocento. Siamo già in quella che Vasari chiamò “la seconda età” dell’arte, quella della Rinascenza, dopo la “prima età”, dove Giotto aveva ripreso l’immagine e lo spazio naturale. Eppure, Pietro prolunga quel passato nello stile “gotico internazionale”. Pietro dipinge tavole: di grandi dimensioni, col fondo oro.

Vergini col Bambino in armoniosa immobilità; i corpi delineati da dolci linee e colori intensi. Dipinge in Garfagnana – verrà poi identificato col Maestro di Borsigliana, autore del grandioso trittico – ma anche a Stazzema, dove lascia una Madonna Assunta. Seguendo il suo percorso, nel libro ne incontriamo le opere, ma entriamo anche nella vita degli artisti, nel mondo dei colori e dei loro significati. Nella storia viva dell’Appennino. Addentrarsi in quel lontano tempo immobile significa recuperare uno spazio, anche mentale, dove i luoghi rinviano alle attività degli uomini, alle tradizioni, alle usanze, alle micro storie che sono poi i tasselli anonimi della grande storia.



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